Giovani e contesto sociale difronte al reato
Si è svolto a palazzo Donini il seminario formativo dedicato al metodo del coaching: come leggere, conoscere e sintonizzarsi con la mente dell’altro
Cresce il disagio giovanile, gli assistenti sociali scendono in campo
▶ PERUGIA
Il disagio giovanile, frutto di una società utilitaristica improntata sul mito dell’apparenza e martoriata dalla crisi economica, sembra essere in forte crescita. E sulla base di questa considerazione, rafforzata dagli ultimi tragici episodi di cronaca, che venerdì si è tenuto nel salone d’onore di Palazzo Donini il seminario formativo dal titolo “Giovani e contesto sociale di fronte al reato: metodologie applicate nel contesto umbro” promosso dall’associazione “Risorse & Talenti” in collaborazione con il consiglio dell’Ordine degli Assistenti Sociali dell’Umbria.
Il pomeriggio di studio e dibattito, rivolto ad assistenti e operatori sociali, docenti formatori che lavorano per l’inclusione sociale dei giovani, ha visto la presenza di numerosi relatori ed ospiti. Patrizia Arbato, dirigente USSM (ufficio servizio sociale minorenni) di Perugia, ha illustrato quali sono i bisogni dei giovani che entrano nel circuito della giustizia minorile: “E’ importante un approccio di stampo umanistico alla persona – ha spiegato la dirigente Arbato – che necessita di esprimere la propria autenticità e di riprendere in mano, tramite adeguati percorsi di coaching, la propria vita”.
Si è parlato anche della necessità di costruire una rete finalizzata al rafforzamento delle potenzialità individuali dei giovani tramite il coaching umanistico, grazie all’intervento di Sara Bodio, life&teen coach, che ha anche presentato il progetto C.r.e.s.c.o. (Cercare risorse, educare alla scoperta di competenze e obiettivi) e M.o.v. (Metodo di orientamento vocazionale). I progetti di inclusione socio-lavorativa dei minori, invece, sono stati trattati da Costantino Cacciamani, vicepresidente della cooperativa sociale “Il cerchio” e coordinatore del “progetto Road”.
“L’importanza dell’equilibrio dell’adulto accanto ai giovani e coaching nel terzo settore” è il tema trattato da Fabiana Codiglioni, life, teen&corporate coach nonché presidente di “Risorse&Talenti” che ha spiegato: “il coaching è un metodo che si basa sull’importanza di riconoscere, leggere e sintonizzarsi con la mente dell’altro, per difendere quel bene comune che emerge dai pensieri e dalle relazioni degli individui”.
“Con il coaching umanistico si creano alleanze forti con gli adulti” ha sottolineato Luca Stanchieri, fondatore del Coaching Umanistico, che ha concluso i lavori con la presentazione del suo nuovo libro dal titolo “Nessun problema!” che analizza le modalità con le quali si possono trasformare i buoni propositi in solide realtà.
Cristiana Costantini

Maturità: poco il tempo per scegliere la facoltà giusta
di Ramona Premoto
La dott.ssa Sara Bodio, Life & Teen Coach: “Ragazzi, non perdete di vista quello che volete diventare da grandi. Cominciate a pensarci adesso”
Tesine, tracce, commissari esterni. Ci siamo. L’esame di maturità è alle porte. E anche il grande salto verso l’università. Ma la preoccupazione più grande ora per tutti gli studenti d’Italia è per la tesina e la preparazione dell’orale. E poi? Superata la prova, scegliere bene è importante. “Quante energie toglie prepararsi all’esame di maturità – spiega la dott.ssa Sara Bodio, Life & Teen Coach – . Qualcuno sarà semplicemente proiettato verso la prima estate libera dopo tanto tempo. Senza il rischio di debiti scolastici e senza corsi di recupero. Qualcuno sta preparandosi al rush finale: ultime interrogazioni per alzare la media, prove d’esame e studio intenso”. Ma il rischio è di arrivare troppo stanchi per poter decidere bene che facoltà scegliere. E ci se ne accorge sempre troppo tardi. Secondo i dati Istat nel 2014 gli studenti si sono indirizzati verso i corsi di primo livello di durata triennale (83,8%) mentre il restante 16,2% si è orientato verso i corsi di laurea magistrale a ciclo unico. Ma il dato allarmante è che il passaggio dalla scuola secondaria all’università è andato progressivamente riducendosi negli anni. Ci si ferma lì. Questo perchè forse non ci si è chiesto per tempo: ma io cosa voglio fare da grande? Allora potrebbe essere utile l’aiuto di un coach. “Più di un cliente, ormai in fase adulta, mi dice di non aver scelto la facoltà giusta per colpa della
maturità. L’avreste mai detto? La frase tipica è: sono arrivata così stanca a fine esami che ho deciso di staccare la spina completamente, smettendo di pensare alla scuola, all’università e all’iscrizione per tutta l’estate. E così mi sono ritrovata a settembre in ritardo per gli esami di ammissione o impreparata ai test della mia facoltà preferita. E ho scelto un’alternativa. Poi, finito il primo anno, se avessi cambiato non mi avrebbero riconosciuto tutti gli esami fatti. Per cui sono rimasta lì”.
La scelta della facoltà non va rimandata, occorre solo chiedersi: cosa mi piace realmente?
La stanchezza, il rimandare. Tutti dettagli apparentemente trascurabili ma che nel tempo si trasformano nella scelta sbagliata di un progetto di vita mancato. “Ecco perché invito i ragazzi a fare delle riflessioni serie e fatte per tempo per capire come orientarsi, per capire quali criteri utilizzare per scegliere il proprio futuro – continua la dott.ssa Bodio -. Riflessioni fatte non a caso. Non la carriera prevista dall’esistenza di uno studio avviato di famiglia, non necessariamente la farmacia ereditata dal padre, non la realizzazione dei desideri di mamma. E potrei continuare con un lungo elenco di scelte fatte per gli altri e non per se stessi”. La Life Coach allora suggerisce: chiedetevi cosa vi piace. “Il metodo che utilizzo si chiama Mov (Metodo d’Orientamento Vocazionale dello psicologo e coach Luca Stanchieri) e accompagna i ragazzi e i loro genitori alla scoperta della propria vocazione. La vocazione laica (da vocatio: vocare, chiamare) è quella chiamata che ti porta ad alzarti ed elevarti verso un progetto di vita il cui scopo è superiore a te. Il metodo è quindi basato sulla ricerca consapevole e creativa della propria vocazione, quale tensione specifica e individuale all’autorealizzazione”. Tutto sta nello scoprire le proprie potenzialità, nell’allenamento di queste all’interno di un sistema simbolico che ci appartiene, e nell’individuazione delle nostre capacità, intese come intelligenze che spesso la scuola non ha modo di esplorare o valutare. “Per trovare la vocazione bisogna rispondere a quattro domande – approfondisce Sara Bodio -. Mi piace? Per verificare al nostra passione, il nostro sistema simbolico. Posso farlo? Questo indica le nostre attitudini e intelligenze. Voglio farlo? Indica l’atteggiamento, la nostra manifestazione di volontà e impegno nel tempo. Dove farlo? Indica la capacità di scegliere il contesto e di cogliere in lui le opportunità per realizzare il nostro progetto di vita. Oggi i giovani crescono rinunciatari in partenza, spesso perché noi adulti non siamo in grado di allenare la loro speranza, mostrando l’assenza della nostra. Aiutiamoli a trovare un proprio progetto di vita per differenziarsi e per impegnarsi con passione oltre le sfide e le difficoltà che il contesto storico e sociale presenta”.
Lettera aperta: caro Muccino ti racconto il mio lavoro
di Ramona Premoto
La dott.ssa Sara Bodio: “Non siamo guru, ma professionisti. Bando ai sensi di onnipotenza, solo attraverso l’ascolto dell’altro si fanno grandi cose”
Non riuscirà a battere mai il tormentone di ‘Cinquanta sfumature di grigio” ma, ‘Le leggi del desiderio’ di Silvio Muccino sta lentamente guadagnandosi un dignitoso posto nella classifica dei film più visti dagli italiani. Protagonista della storia Giovanni Canton, un life coach che promette di cambiare totalmente la vita a tre personaggi diciamo un po’ ‘sfigati’. E allora giù con riflettori, palcoscenico e tante, forse troppe, buone parole. Parole che scuotono, che motivano, a volte ruvide, che fanno male ma che tirano fuori il meglio dalle persone. O almeno dovrebbero. Sì perchè è proprio dalle frasi dette agli altri e a noi stessi che si costruisce o si distrugge il cambiamento, parola di Canton: “Non dire mai ‘Io sarei’, afferma: Io sono, io sono, io sono, io sono…”.
Ma chi sono i motivatori? E’ corretto chiamarli così? E soprattutto i life coach sono Giovanni Canton? Abbiamo tentato di fare chiarezza grazie all’aiuto della Dott.ssa Sara Bobio, Life & Teen Coach e vice responsabile del Coaching Club Umbria AICP.
Chi è un life coach?
“Il primo manuale che ho dovuto studiare per diventare coach professionista inizia con la domanda ‘come si diventa un buon coach?’. Una frase che sin da subito mi ha invitata a riflettere su tre concetti cardine: la
concezione filosofica dell’essere umano, la metodologia che avrei imparato ed utilizzato, il mio costante sviluppo personale. Il coaching umanistico, metodo che utilizzo io (fondato dallo psicologo e coach dottor
Luca Stanchieri con la Scuola di Life & Corporate Coaching) ha radici filosofiche e scientifiche. Riprende l’umanesimo filosofico di Focault e Hadot e la psicologia umanistica di Maslow e Frankl. Tutte teorie che sostengono che ogni persona ha potenzialità straordinarie espresse, represse e sopite e che, se allenate, possono diventare poteri, competenze in grado di cambiare la propria realtà interiore, la propria relazione con il contesto e persino il contesto stesso in cui si trova”.
Chi cerca un coach e perchè?
“Raramente un cliente ti cerca per raggiungere un obiettivo, per realizzare un desiderio. La domanda di coaching nasce in genere da una crisi di autogoverno, da una esigenza di autorealizzazione, da una
mancanza di autonomia: ecco perché nel mio lavoro mi sento molto lontana dallo slogan più famoso ‘Se vuoi, puoi’. Io lavoro su quel ‘vuoi’: io ascolto e in un percorso ogni volta nuovo, diverso, straordinario, cerco e individuo le potenzialità della persona che ho di fronte. Stimolo con domande, esercizi, riflessioni sul concetto di felicità, di potenzialità, di talento e vocazione. E così porto le persone ad immaginare un futuro”
Quindi niente riflettori e parole da guru? Allora mi può spiegare in sintesi perchè un life coach non è Giovanni Canton?
“Perchè mi hanno educato all’importanza dell’accoglienza. L’accoglienza mediterranea per cui tu con
me devi sentirti a tuo agio: Canton nel film viene descritto invece proprio come un guru intriso dal senso di onnipotenza e di superiorità. Il primo incontro con Matilde Silvestri già dice tutto. Perchè il mio lavoro è ascolto. Ascolto attivo, domanda maieutica, senza pregiudizio, senza pre-etichette, senza giocare
all’indovino. Un buon coach allena la sua apertura mentale e si mostra disponibile all’ascolto con un approccio maieutico, metodo socratico dialettico di indagine filosofica basato sul dialogo. A me come
professionista non appartiene l’arte della persuasione. Io non mi pongo né come esperto del tuo problema, né come consulente di vita. Io lavoro con te alla scoperta delle tue potenzialità in un percorso etico di
miglioramento continuo, anche mio. Perchè con un Coach c’è alleanza. Perchè io non mi pongo al di sopra di te e perchè io sono come te. Perchè la difficoltà non è realizzare il tuo desiderio, ma identificarlo.
Definirlo, come qualcosa che, allenando la parte migliore di te, ti conduca al raggiungimento del
tuo progetto di vita. Progetto che ti rende felice esprimendo tutto il tuo talento umanista, quello per cui tu rendi felice anche chi ti circonda. E infine perchè un Coach, caro Canton, tende perennemente all’etica, al bene e a migliorare se stesso”.




