FOTO ForgiAMO, «full immersion» nei media milanesi

ForgiAMO, «full immersion» nei media milanesi

Martina Sedita, 20 anni, abita a Castrofiliippo (Agrigento), paese di circa 3.000 abitanti nel sud della Sicilia. Ha fatto proprio lo spirito della cabarettista Teresa Mannino, che in uno spettacolo racconta l’impatto di una palermitana con la frenesia di Milano. «Qui va tutto veloce — dice Sedita — la gente non si ferma mai. E la metropolitana… Da far girare la testa».

Nell’ambito del progetto ForgiAmo, con altri cinque ragazzi ha trascorso tre giorni nella metropoli lombarda: visita alla sede di Google guidata dall’industry manager Alberto Carlini; partecipazione alla riunione di redazione del quotidiano Avvenire in videoconferenza con la sede di Roma; confronto con Mauro Meazza, caporedattore centrale del Sole 24 Ore; dialogo con Alessandro Milan, conduttore di Radio 24, e con Barbara Guerzi, marketing manager del Gruppo 24 Ore. Un’esperienza ricca di stimoli: così tanti, appunto, da far girare la testa. Ma il progetto, di cui Anspi è capofila e che mira all’avvio di nuove start up, dopo tanta formazione aveva necessità di un confronto.

«Quell’abisso riscontrato dalle ragazze della Sicilia rispetto al modo di vivere milanese — conferma la coach Sara Bodio, 39 anni, che passo dopo passo segue i corsisti di ForgiAmo — è stato uno stimolo forte per ripensare quanto fatto finora. Uno dei suggerimenti raccolti è stato di non innamorarci delle nostre idee ma di avere la capacità di rimetterle in discussione».

La visita di studio a Milano si è svolta il 16-18 ottobre e, oltre al gruppo siciliano, ha coinvolto anche quelli di Veneto e Umbria. Davide Piubello, veronese di 25 anni, ha per esempio concentrato l’attenzione sugli aspetti di sostenibilità ecologica del prodotto presentando un longboard di nuova concezione, cioè una tavola simile allo skateboard ma con prestazioni tecniche differenti. E proprio l’aspetto comunicativo della sostenibilità è finito sotto analisi, cercando di capire se davvero esso rappresenti un punto di forza nella proposta al pubblico. «Le linee progettuali — riprende Bodio — agli occhi di persone competenti ma estranee possono assumere connotazioni diverse che finiscono per stravolgere l’idea iniziale. Questo però non dev’essere un freno ma uno stimolo, perché l’innovazione procede spesso attraverso fallimenti e riproposizioni rivedute e corrette». ForgiAmo, che gode di un finanziamento erogato da Poste Insieme onlus, si concluderà il 31 dicembre. (s.db.)

Didascalia foto: La visita alla sede di Google

la storia di blind

La storia di Blind

Approfondisci l'articolo

FOTO-Progetto-ForgiAMO-riscopriamo-talenti

Progetto ForgiAMO riscopriamo talenti

Sabato 18 febbraio 2017 — Perugia

Nasce a Perugia il progetto Anspi rivolto a giovani creativi Nove mesi di formazione in design e marketing e una start up

“Forgiamo” talenti

Così dieci ragazzi faranno impresa

PERUGIA

Nasce a Perugia il progetto “Forgiamo. Riscopriamo i talenti”, operativo da marzo a dicembre 2017 anche in altre due regioni, la Sicilia (Agrigento) e il Veneto (Verona), rivolto a giovani creativi tra i 16 e i 30 anni che dovranno far pervenire la domanda di partecipazione, prevista dal relativo bando, entro e non oltre le ore 12 dell’8 marzo 2017 (il modello è scaricabile dal sito: www.umbria.anspi.it o su Facebook/Progetto-Policoro-Perugia).

“Forgiamo” è promosso grazie all’esperienza di oratori e circoli Anspi impegnati da tempo a fornire strumenti a giovani volenterosi di formarsi e di progettare, creare ed animare spazi fisici in tre diversi contesti regionali cardini (Sicilia, Veneto e Umbria) con il sostegno della Fondazione Poste Insieme Onlus all’interno delle progettualità cofinanziate per l’annualità 2016/2017.

“Forgiamo” è sostenuto anche dal Forum degli Oratori Italiani e rientra nelle attività del “Progetto Policoro” della Cei, che vede impegnati anche a livello diocesano gli Uffici di pastorale giovanile, per i problemi sociali e il lavoro e la Caritas, e vuole essere una risposta concreta alla difficoltà dei giovani di trovare una prima occupazione.

“Vogliamo accompagnare i giovani a investire bene i loro talenti, come ci insegna la Parola di Dio”. Dice don Riccardo Pascolini, trentacinquenne sacerdote perugino, responsabile della Pastorale diocesana e del coordinamento oratori umbri.

“Forgiamo” permetterà a trenta giovani (dieci per ciascuna regione interessata) di partecipare, si legge nel regolamento, a percorsi formativi non formali legati alla creazione di un’impresa/cooperativa/organizzazione creativa e tecnologica/sociale, all’elaborazione di un business plan, all’implementazione di progetti integrati, per poi entrare in relazione con professionisti del territorio in differenti settori quali: arte, design, architettura, creatività, cultura, artigianato (sartoria e falegnameria), informatica, digital communication.

Nei nove mesi di percorso del progetto ci saranno due fasi: nella prima sarà offerta ai giovani selezionati nelle tre regioni una formazione trasversale di 20 ore; nella seconda fase i selezionati parteciperanno ad una formazione specifica di 60 ore.

A Perugia “Forgiamo” coinvolge ed è sostenuto da diverse realtà impegnate nel mondo giovanile, ad iniziare dall’Asad. Società Cooperativa Sociale. “Patrocinano” il progetto anche il Comune di Perugia, l’associazione Wlo Word, il Forum Regionale dei Giovani dell’Umbria, i gruppi Scout Agesci, il Comitato Regionale Anspi e Umbria Radio (Radio Augusta Perusia, Soc. Cooperativa Umbria Radio).

Nel capoluogo umbro i dieci giovani che parteciperanno al progetto saranno individuati e selezionati in base a competenze, titoli di studio e, soprattutto, se non studiano, non si formano e non lavorano. Questi, definiti “Neet”, in Umbria sono il 19% del totale dei giovani.

Nello specifico, otto dei giovani selezionati parteciperanno ad un percorso che si strutturerà nei mesi di aprile e maggio per approfondire, grazie all’aiuto dell’Istituto Italiano del Design, temi riguardanti la comunicazione visiva e il digital marketing; mentre gli altri due giovani saranno formati dal Wlo Word sul tema Social Media Marketing.

“Al termine della formazione – evidenzia il regolamento di partecipazione – i giovani selezionati, accompagnati da dei tutor, si sperimenteranno per 20 ore settimanali, fino alla fine del progetto, nelle attività apprese, per realizzare prodotti, beni e servizi così da poter concretizzare le proprie idee imprenditoriali.

Le progettualità realizzate verranno presentate e pubblicizzate in eventi pubblici. Le idee progettuali più meritevoli potranno accedere a processi di valutazione ed eventuale crowdfunding attraverso il portale Eppela, supportato da Poste Italiane, e il progetto PostePay Crowd”.

Per quanto riguarda i dieci giovani umbri, al termine di “Forgiamo”, potranno creare una piccola società start up imprenditoriale.


Generazione Neet

In Umbria sono il 19% gli under 30 senza lavoro, che non si formano e non studiano

Riscopriamo i talenti

Parte da Perugia il progetto Anspi rivolto a giovani creativi, alla ricerca di lavoro nel fare impresa.

WhatsApp Image 2026-08-12 at 10.13.19

Giovani e contesto sociale difronte al reato

Si è svolto a palazzo Donini il seminario formativo dedicato al metodo del coaching: come leggere, conoscere e sintonizzarsi con la mente dell’altro

Cresce il disagio giovanile, gli assistenti sociali scendono in campo

▶ PERUGIA
Il disagio giovanile, frutto di una società utilitaristica improntata sul mito dell’apparenza e martoriata dalla crisi economica, sembra essere in forte crescita. E sulla base di questa considerazione, rafforzata dagli ultimi tragici episodi di cronaca, che venerdì si è tenuto nel salone d’onore di Palazzo Donini il seminario formativo dal titolo “Giovani e contesto sociale di fronte al reato: metodologie applicate nel contesto umbro” promosso dall’associazione “Risorse & Talenti” in collaborazione con il consiglio dell’Ordine degli Assistenti Sociali dell’Umbria.

Il pomeriggio di studio e dibattito, rivolto ad assistenti e operatori sociali, docenti formatori che lavorano per l’inclusione sociale dei giovani, ha visto la presenza di numerosi relatori ed ospiti. Patrizia Arbato, dirigente USSM (ufficio servizio sociale minorenni) di Perugia, ha illustrato quali sono i bisogni dei giovani che entrano nel circuito della giustizia minorile: “E’ importante un approccio di stampo umanistico alla persona – ha spiegato la dirigente Arbato – che necessita di esprimere la propria autenticità e di riprendere in mano, tramite adeguati percorsi di coaching, la propria vita”.

Si è parlato anche della necessità di costruire una rete finalizzata al rafforzamento delle potenzialità individuali dei giovani tramite il coaching umanistico, grazie all’intervento di Sara Bodio, life&teen coach, che ha anche presentato il progetto C.r.e.s.c.o. (Cercare risorse, educare alla scoperta di competenze e obiettivi) e M.o.v. (Metodo di orientamento vocazionale). I progetti di inclusione socio-lavorativa dei minori, invece, sono stati trattati da Costantino Cacciamani, vicepresidente della cooperativa sociale “Il cerchio” e coordinatore del “progetto Road”.

“L’importanza dell’equilibrio dell’adulto accanto ai giovani e coaching nel terzo settore” è il tema trattato da Fabiana Codiglioni, life, teen&corporate coach nonché presidente di “Risorse&Talenti” che ha spiegato: “il coaching è un metodo che si basa sull’importanza di riconoscere, leggere e sintonizzarsi con la mente dell’altro, per difendere quel bene comune che emerge dai pensieri e dalle relazioni degli individui”.

“Con il coaching umanistico si creano alleanze forti con gli adulti” ha sottolineato Luca Stanchieri, fondatore del Coaching Umanistico, che ha concluso i lavori con la presentazione del suo nuovo libro dal titolo “Nessun problema!” che analizza le modalità con le quali si possono trasformare i buoni propositi in solide realtà.

Cristiana Costantini

Approfondisci il progetto

FOTO-viewpoint2

Maturità: poco il tempo per scegliere la facoltà giusta

di Ramona Premoto

La dott.ssa Sara Bodio, Life & Teen Coach: “Ragazzi, non perdete di vista quello che volete diventare da grandi. Cominciate a pensarci adesso”

Tesine, tracce, commissari esterni. Ci siamo. L’esame di maturità è alle porte. E anche il grande salto verso l’università. Ma la preoccupazione più grande ora per tutti gli studenti d’Italia è per la tesina e la preparazione dell’orale. E poi? Superata la prova, scegliere bene è importante. “Quante energie toglie prepararsi all’esame di maturità – spiega la dott.ssa Sara Bodio, Life & Teen Coach – . Qualcuno sarà semplicemente proiettato verso la prima estate libera dopo tanto tempo. Senza il rischio di debiti scolastici e senza corsi di recupero. Qualcuno sta preparandosi al rush finale: ultime interrogazioni per alzare la media, prove d’esame e studio intenso”. Ma il rischio è di arrivare troppo stanchi per poter decidere bene che facoltà scegliere. E ci se ne accorge sempre troppo tardi. Secondo i dati Istat nel 2014 gli studenti si sono indirizzati verso i corsi di primo livello di durata triennale (83,8%) mentre il restante 16,2% si è orientato verso i corsi di laurea magistrale a ciclo unico. Ma il dato allarmante è che il passaggio dalla scuola secondaria all’università è andato progressivamente riducendosi negli anni. Ci si ferma lì. Questo perchè forse non ci si è chiesto per tempo: ma io cosa voglio fare da grande? Allora potrebbe essere utile l’aiuto di un coach. “Più di un cliente, ormai in fase adulta, mi dice di non aver scelto la facoltà giusta per colpa della

maturità. L’avreste mai detto? La frase tipica è: sono arrivata così stanca a fine esami che ho deciso di staccare la spina completamente, smettendo di pensare alla scuola, all’università e all’iscrizione per tutta l’estate. E così mi sono ritrovata a settembre in ritardo per gli esami di ammissione o impreparata ai test della mia facoltà preferita. E ho scelto un’alternativa. Poi, finito il primo anno, se avessi cambiato non mi avrebbero riconosciuto tutti gli esami fatti. Per cui sono rimasta lì”.

La scelta della facoltà non va rimandata, occorre solo chiedersi: cosa mi piace realmente?

La stanchezza, il rimandare. Tutti dettagli apparentemente trascurabili ma che nel tempo si trasformano nella scelta sbagliata di un progetto di vita mancato. “Ecco perché invito i ragazzi a fare delle riflessioni serie e fatte per tempo per capire come orientarsi, per capire quali criteri utilizzare per scegliere il proprio futuro – continua la dott.ssa Bodio -. Riflessioni fatte non a caso. Non la carriera prevista dall’esistenza di uno studio avviato di famiglia, non necessariamente la farmacia ereditata dal padre, non la realizzazione dei desideri di mamma. E potrei continuare con un lungo elenco di scelte fatte per gli altri e non per se stessi”. La Life Coach allora suggerisce: chiedetevi cosa vi piace. “Il metodo che utilizzo si chiama Mov (Metodo d’Orientamento Vocazionale dello psicologo e coach Luca Stanchieri) e accompagna i ragazzi e i loro genitori alla scoperta della propria vocazione. La vocazione laica (da vocatio: vocare, chiamare) è quella chiamata che ti porta ad alzarti ed elevarti verso un progetto di vita il cui scopo è superiore a te. Il metodo è quindi basato sulla ricerca consapevole e creativa della propria vocazione, quale tensione specifica e individuale all’autorealizzazione”. Tutto sta nello scoprire le proprie potenzialità, nell’allenamento di queste all’interno di un sistema simbolico che ci appartiene, e nell’individuazione delle nostre capacità, intese come intelligenze che spesso la scuola non ha modo di esplorare o valutare. “Per trovare la vocazione bisogna rispondere a quattro domande – approfondisce Sara Bodio -. Mi piace? Per verificare al nostra passione, il nostro sistema simbolico. Posso farlo? Questo indica le nostre attitudini e intelligenze. Voglio farlo? Indica l’atteggiamento, la nostra manifestazione di volontà e impegno nel tempo. Dove farlo? Indica la capacità di scegliere il contesto e di cogliere in lui le opportunità per realizzare il nostro progetto di vita. Oggi i giovani crescono rinunciatari in partenza, spesso perché noi adulti non siamo in grado di allenare la loro speranza, mostrando l’assenza della nostra. Aiutiamoli a trovare un proprio progetto di vita per differenziarsi e per impegnarsi con passione oltre le sfide e le difficoltà che il contesto storico e sociale presenta”.

FOTO-viewpoint1

Lettera aperta: caro Muccino ti racconto il mio lavoro

di Ramona Premoto

La dott.ssa Sara Bodio: “Non siamo guru, ma professionisti. Bando ai sensi di onnipotenza, solo attraverso l’ascolto dell’altro si fanno grandi cose”

Non riuscirà a battere mai il tormentone di ‘Cinquanta sfumature di grigio” ma, ‘Le leggi del desiderio’ di Silvio Muccino sta lentamente guadagnandosi un dignitoso posto nella classifica dei film più visti dagli italiani. Protagonista della storia Giovanni Canton, un life coach che promette di cambiare totalmente la vita a tre personaggi diciamo un po’ ‘sfigati’. E allora giù con riflettori, palcoscenico e tante, forse troppe, buone parole. Parole che scuotono, che motivano, a volte ruvide, che fanno male ma che tirano fuori il meglio dalle persone. O almeno dovrebbero. Sì perchè è proprio dalle frasi dette agli altri e a noi stessi che si costruisce o si distrugge il cambiamento, parola di Canton: “Non dire mai ‘Io sarei’, afferma: Io sono, io sono, io sono, io sono…”.

Ma chi sono i motivatori? E’ corretto chiamarli così? E soprattutto i life coach sono Giovanni Canton? Abbiamo tentato di fare chiarezza grazie all’aiuto della Dott.ssa Sara Bobio, Life & Teen Coach e vice responsabile del Coaching Club Umbria AICP.

Chi è un life coach?

“Il primo manuale che ho dovuto studiare per diventare coach professionista inizia con la domanda ‘come si diventa un buon coach?’. Una frase che sin da subito mi ha invitata a riflettere su tre concetti cardine: la

concezione filosofica dell’essere umano, la metodologia che avrei imparato ed utilizzato, il mio costante sviluppo personale. Il coaching umanistico, metodo che utilizzo io (fondato dallo psicologo e coach dottor

Luca Stanchieri con la Scuola di Life & Corporate Coaching) ha radici filosofiche e scientifiche. Riprende l’umanesimo filosofico di Focault e Hadot e la psicologia umanistica di Maslow e Frankl. Tutte teorie che sostengono che ogni persona ha potenzialità straordinarie espresse, represse e sopite e che, se allenate, possono diventare poteri, competenze in grado di cambiare la propria realtà interiore, la propria relazione con il contesto e persino il contesto stesso in cui si trova”.

Chi cerca un coach e perchè?

“Raramente un cliente ti cerca per raggiungere un obiettivo, per realizzare un desiderio. La domanda di coaching nasce in genere da una crisi di autogoverno, da una esigenza di autorealizzazione, da una

mancanza di autonomia: ecco perché nel mio lavoro mi sento molto lontana dallo slogan più famoso ‘Se vuoi, puoi’. Io lavoro su quel ‘vuoi’: io ascolto e in un percorso ogni volta nuovo, diverso, straordinario, cerco e individuo le potenzialità della persona che ho di fronte. Stimolo con domande, esercizi, riflessioni sul concetto di felicità, di potenzialità, di talento e vocazione. E così porto le persone ad immaginare un futuro”

Quindi niente riflettori e parole da guru? Allora mi può spiegare in sintesi perchè un life coach non è Giovanni Canton?

“Perchè mi hanno educato all’importanza dell’accoglienza. L’accoglienza mediterranea per cui tu con

me devi sentirti a tuo agio: Canton nel film viene descritto invece proprio come un guru intriso dal senso di onnipotenza e di superiorità. Il primo incontro con Matilde Silvestri già dice tutto. Perchè il mio lavoro è ascolto. Ascolto attivo, domanda maieutica, senza pregiudizio, senza pre-etichette, senza giocare

all’indovino. Un buon coach allena la sua apertura mentale e si mostra disponibile all’ascolto con un approccio maieutico, metodo socratico dialettico di indagine filosofica basato sul dialogo. A me come

professionista non appartiene l’arte della persuasione. Io non mi pongo né come esperto del tuo problema, né come consulente di vita. Io lavoro con te alla scoperta delle tue potenzialità in un percorso etico di

miglioramento continuo, anche mio. Perchè con un Coach c’è alleanza. Perchè io non mi pongo al di sopra di te e perchè io sono come te. Perchè la difficoltà non è realizzare il tuo desiderio, ma identificarlo.

Definirlo, come qualcosa che, allenando la parte migliore di te, ti conduca al raggiungimento del

tuo progetto di vita. Progetto che ti rende felice esprimendo tutto il tuo talento umanista, quello per cui tu rendi felice anche chi ti circonda. E infine perchè un Coach, caro Canton, tende perennemente all’etica, al bene e a migliorare se stesso”.